domenica 9 aprile 2017

Treasures from the Wreck of the Unbelievable - Damien Hirst

Treasures from the Wreck of the Unbelievable_ Damien Hirst

Voce del verbo “epicizzarsi”


8 Aprile 2017, dopo lunga attesa, Punta Della Dogana e Palazzo Grassi, doppi cuori di una poco pulsante Venezia hanno grondato stupore.
Damien è tornato e con lui tutta la carica emotiva che travolge chi ancora non ha compreso il suo talento più grande.
Hirst è un personaggio epico, capace di “automiticizzarsi “ con la classe che contraddistingue il suo immaginario fatto di copie, omaggi ed esaltazioni.
-Treasures from the Wreck of the Unbelievable- apre le porte e lo fa su di un gigante dalle unghie lunghe e la testa perduta.
Un Dio ricoperto di tempo dal prepuzio dettagliato (a scapito di ano e capezzoli forse tuttavia ancora scandalizzanti) che sorregge l’esposizione allestita nella sede di Palazzo Grassi.
Questo Atlante abnorme è circondato dalle idee del suo creatore che vanno dalle piccole sculture preziose ai disegni in stile incorniciabile.
Kalì, Cerbero, Idra, Topolino, Pippo ed i Transformers sauri, idoli di epoche diverse ma dallo stesso potere si presentano anticati e costosi.
La storia che Hirst ci racconta (grazie al cielo qualcuno si è ricordato che l’arte ha il potere di narrare qualcosa e non solo venderlo) è avvenuta sotto il livello del mare.
In video i sub danzano fingendo di recuperare i reperti da una infinita ed inabissata imbarcazione.
Le meraviglie salvate dai flutti richiamano culture d’ogni dove, India, America del nord, Latino America, Nord Europa Africa nera, Egitto e Sud Africa.
Un mix di storie e soprattutto materiali meravigliosi.
Mentre tutti vendono magliette e quadri astratti Hirst regala nuova vita al concetto della scultura e lo fa in grande mostrando maschere d’alabastro, vasi di marmo bianco, copricapo d’oro e mostri d’argento.
Grazie ad Hirst i numerosi tumori della pelle di Joseph Merrick sono mutati in coralli e spugne marine ed il Vacanti mouse diviene parte integrante del gigantesco piede di marmo di Campo Marzio che nella realtà troneggia poco lontano dal Pantheon.Rihanna e Yolandi Visser sono scolpite come le dee che per alcuni rappresentano e la Piedra del Sol non ha mai terrorizzato nessuno con il suo calendario che segnava la fine del mondo civilizzato perché è appena stata tirata fuori dalle acque.In una città come Venezia dove l’acqua è l’origine e la morte, esporre dei falsi tesori naufragati è molto di più che un allestimento su misura, è una critica oltraggiosa che tutti hanno applaudito.Mentre Damien si preparava per il concerto dei Red Hot Chili Peppers tutti noi con l’invito dai caratteri argento su nero passeggiavamo nei meandri della sua causa, sbalorditi.Consci però di essere in un museo archeologico del lusso, in un gabinetto delle meraviglie di un finto marinaio o meglio ancora nella wunderkammer di un falso esploratore nutrito però dalle storie di migliaia di anni e centinaia di autori.Hirst torna a regnare e lo fa con i suoi scorpioni d’oro e le sue Nefertiti dalle teste divine passando per conchiglie e barriere coralline di ferro e bronzo.
Galleggiano le sue opere poco lontane dall’acqua di cui si vantano di esser state parte e si imprimono nella memoria degli accorsi che finalmente ricordano cosa vuol dire trepidare per una mostra e per un Artista che sa come meravigliare una nazione abituata ai musei ma non all’arte.

Roberta Feoli